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Archive for the ‘Immagini in Poesia’ Category

(Il brano viene scritto in occasione del massacro di alcuni bambini palestinesi da parte delle truppe israeliane che operano nella Striscia di Gaza)

 

Quando il cannone tuona e rugge Marte,

io mi domando: “A che l’uom sulla Terra?

A strugger il fratèl, sgozzar gl’infanti?

Tagliar la propria pianta alle radici?”.

 

Indi dogliosa al cuore la risposta

mi suona ed un pensier mi torna triste,

che questo fa non cavalier solingo,

che vagabondo va di selva in selva

 

ed ogni ombra o moto a sé ostil vede

e tratta ogni uom che incontra qual nemico,

perché l’errar già l’empie di spavento

che il petto ed il pensier gl’invade e adombra,

 

ma il capo di uno stato organizzato,

che freddamente lungi dalla pugna,

a tradimento e con vile intento,

programma il massacro di fanciulli,

 

mentre innocenti fanno i loro giochi

o vanno a scuola ad imparar la vita

che a lor si nega pria che a lor sorrida

e sparga il suo profumo come il fiore.

 

Cleto, 17 luglio 2014              Franco Pedatella

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Nando Aloisio

Quegli che a noi le vie primiero aperse

di società di liberi ed eguali,

dando parola al fabbro e al contadino,

 

che pria toccava solo al titolato

solo talor del popolo sollecito,

l’onde del mar varcò vèr l’Argentina
e volle lí portar testimonianza

di belle lotte qui condotte e vinte

con spirto di fratello e di compagno.

 

Lí fu soggetto a vil persecuzione,

perché a chi il potere iniquo imporre

volèa, deciso, il passo contrastava

 

a  protezion dei deboli ed oppressi,

con il coraggio pronto di chi in croce

con consapevolezza si fa mettere.

 

Subí la dittatura e la violenza

che lo costrinser a cambiare il luogo

dove dormir la notte ed evitare

 

d’esser trovato morto la mattina,

come diceva la minaccia all’I.N.C.A.,

da nota ignota mano devastato,

 

che impaurir tentava chi assistenza

dava ogni giorno ai lavoratori.

Nando era sopra anche alla paura!

 

Ei seppe con altrui perfin le scarpe

dividere, quand’altro era scalzo,

e in casa un dí a piè nudo se ne venne,

 

dicendo: ”Ma’, Guidoccio alla montagna

dovéa tornar con acqua, neve e vento!

Per una settimana io sto in casa,

 

finch’egli mi riporta quelle scarpe”.

Di lui mi narra questa storia ed altre

ogni angolo, ogni sasso del paese.

 

Era cosí Nanduzzo: mano tesa,

sorriso pronto, cuore al ben disposto,

parola ad aiutar chi avéa bisogno,

 

volto intelletto all’equo, al giusto, al retto.

A chi la via del socialismo volle

percorrer fu maestro che si pone

 

al lato del discepol, non dinanzi,

per non sembrar colui ch’ ha il passo innanzi.

Ma anche a chi con animo sincero

 

volle altre vie seguir, e non con colpa,

fu guida amabil  e di stima segno.

Aiello il suo ricordo porta in petto.

 

Cleto, 25 luglio 2014                  Franco Pedatella

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Temesa vola

Il testo è una visione ispirata dal primo di una serie d’incontri programmati, tenutosi presso il Municipio di Cleto tra alcuni sindaci del Comuni vicini, a nord e a sud del Fiume Savuto, il dott. Gregorio Aversa, Responsabile Territoriale della Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Calabria, l’Associazione Culturale Cletarte di Cleto ed il Gruppo Archeologico Alybas di Serra d’Aiello, per concordare un’azione coordinata per la realizzazione di un progetto comune finalizzato alla scoperta e valorizzazione dei beni culturali del territorio.

 

Temesa vola, al vento ha l’ali aperto,

da picciol nido il becco in alto drizza

ov’aura pura porta allo scoperto

e mostrane le doti, ogni ricchezza,

 

che i secoli e i millenni avéan coperto

dell’ombra dell’oblío per darle intatte

ai figli suoi moderni che in concerto,

riuniti qui, tra lor le mani han strette

 

ed han giurato di ridar la luce

al patrimonio sotto i piedi ascoso,

dove il Savuto l’acque al mare adduce,

l’Oliva l’onda versa in mar pescoso,

 

il Catocastro apre al mar bel porto,

più a nord  un dí Francesco il ciel mirava,

mentre da sud Maria l’uomo in torto

che gía a Conflenti in priego perdonava.

 

Quivi la terra al sole si distende,

tra i monti e il mar l’olivo e l’uva accoglie

e in mezzo ai fiumi rigogliose tende

le membra, fin che il verno non le spoglia.

 

Tra mura antiche e campi e spighe bionde

lo sguardo volgo e veggo dalle torri

competer Greci in mare con grandi onde

e in mezzo ai flutti spinger come carri

 

ornate prore, mentre d’alti monti

segnal di guerra aduna eroi armati

d’asce, di falci, spade con tridenti,

che accorron, parte in ordine schierati,

 

parte qual gregge o massa uguale a ciurma,

u’ fischio primigenio chiama e attira

ove più forte è il fuoco della pugna

tra il colle e il piano u’ batte l’onda e spira.

 

Qui su cavallo bianco un cavaliero

s’avanza in campo e tien gladio affilato.

Di tavole di leggi è messaggero

candido magistrato a lui di lato.

 

Di fronte a lor nocchier canuto viene

che reca in mano grande pergamena.

L’un dona a l’altro insegna che in man tiene

e ognun diventa quel che pria non era.

 

Ora son tre in uno sí che una

fanno la volontà, fanno uno il fine,

la forza del pensare fanno una,

una dell’operar fan l’intenzione.

 

In batter d’occhi il tintinnar dell’armi,

lo scalpitare di cavalli in corsa

e di guerrieri in schiera e genti in ciurma

tacquer qual grido in gola che si smorza.

 

Nel luogo, ov’oggi sono convenuti,

i figli suoi voglion riscoprire

l’urbe che vi fondâro gli antenati

e darle l’ali al volo nel futuro,

 

e quel che sotto il sole all’occhio splende

a quel ch’è trapassato collegare,

per rivelar qual oro è quel che tende

in man donzella e il luogo sviluppare.

 

Temesa i’ fu, trifronte cittadina,

cu’ i popoli fondanti fama diêro

nel mar lontano e in terra qui vicina,

ovunque l’uomo e il dio lor sede fêro.

 

Territorio dell’antica Temesa, 21 agosto 4014

Franco Pedatella

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E giugno torna e fa ogni anno nuovo

il dí che venne al sol l’Amore mio

e quello le sorrise col suo raggio

e lei col labbro e l’occhio ricambiò.

 

S’amplificò la luce sotto il cielo.

In ogni direzion le particelle

d’aria animate d’energia ignota

si sparser da per tutto come piume,

 

cui soffio ratto e forte imprime volo

vers’orlo circolar che le respinge

al centro a mo’ di vortice scherzoso.

 

Gocce di luce andavano per l’aria

e il moto un suon creava, un’ armonia

di note di natura e voci umane.

 

Auguri!

 

 

Cleto, 11 giugno 2014        Franco Pedatella

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(Testo dedicato alla poetessa Daniela Ferraro, che ha dedicato un brano a Cleto, ripercorrendo l’antica leggenda di Cleta, in un linguaggio ricercato, che si adatta alla materia, simile al mio).

 

Tu, che novella pellegrina a Cleto

vieni a sentire il canto delle rocce

e degli anfratti, che della Regina

ancella intorno spargono il lamento,

 

dai monti risonante infino al mare,

finché gioiosa prole non le molse

il duol per la dogliosa traversata

e la perduta Amazzone Regina,

 

tu or di quella rinnovelli il canto

e a quelli d’oggi onnivori del posto

lo mostri nell’antica sua bellezza.

 

Io della cetra tua le note ascolto,

del ritmo m’inebrio di tue dita

e m’abbandono al suon che l’aure incanta.

 

Cleto, 30 aprile 2014               Franco Pedatella

Blog: francopedatella.com

 

 

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Credevo che il lavoro il fondamento

fosse della Repubblica Italiana

e chi distinto avesse il proprio ingegno

 

in quest’impegno, ch’è fondamentale,

del merito e d’onor era insignito

di grande Cavaliere del Lavoro.

 

Invece chi ti trovo in questa lista?

Non chi si è cotto il dorso sotto il sole

solchi a tracciar in campo e mieter messi;

 

non quei che in mezzo al pelago tra le onde

su picciol legno sfida la fortuna

o chi riarsa ha mano in officina;

 

non quei che in miniera e in gallerie

mai vede il sole, l’aria non respira

e adattato ha l’occhio al buio pesto,

 

né mira mai la luna in notte azzurra,

le stelle che tramontan all’aurora,

ché il sol le caccia al cielo e leva il trono

 

e falle impallidire, tenerelle.

È cavaliere Silvio Berlusconi,

Calisto Tanzi in bella compagnia

 

di tutti gli altri che hanno evaso il fisco,

dell’opra altrui sono sfruttatori,

hanno frodato il pubblico e il privato,

 

regole e banche hanno raggirato,

su frode edificato lor fortune,

l’umanità, lo stato han depredato.

 

Ma dico: che guardate, presidenti,

quando vi vien proposto da insignire

un uomo, un nome, un simbol da imitare?

 

Che documenti avete controllato?

Che puntuali indagini eseguito?

Che informazioni assunto, che notizie

 

avete con attento e vigil occhio

raccolto in giro quale garanzia

di quei che ha fatto, fa ed è fatturo?

 

Se simboli han da esser da seguire,

modelli cittadini da emulare,

sian puri, onesti come l’acqua chiara!

 

O come l’aria pura in alta quota,

ove fetór di condizione umana

sgradevole non giunge e non vi ha trono!

 

L’aquila sola, che ha la vista acuta,

può svolazzarvi ed agitar le piume

non tocche da vil fango della terra.

 

Cleto, 20 marzo 2014       Franco Pedatella

Blog: francopedatella.com

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Quand’odo che d’Italia il Presidente

a esporre va i problemi del Paese

al Cancellier tedesco, mi domando

se in vita è ritornato il Sacro Impero

 

Romano di Germania in suol d’Europa.

L’Italia fu il giardin di quell’impero,

vassallo fu feudal di quello Stato

finché l’alpino muro fu indifeso.

 

Poi le vicende del Risorgimento

nazione l’hanno resa indipendente.

Allora capirei, se si dicesse

che il nostro Presidente del Consiglio

 

va nella sede dell’Europa Unita

da pari a dialogar con gli altri membri,

capi di Stato, colleghi di governo,

sul modo di procedere in comune.

 

Nel mondo maggior peso ha l’Europa,

se come membri ha Stati ben dotati

di pari dignità e autonomia,

che agiscono in modo concertato.

 

Cleto, 3 marzo 2014     Franco Pedatella

Blog: francopedatella.com

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