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Archive for 2 marzo 2014

La bella Italia, dama di gran gala,

un giorno ereditò tante province

dalla dea Roma, che le avéa create

per reggere un impero sterminato.

 

Gioielli ne avéa fatto la gran dama,

le avéa portate in picciol territorio,

il suo, ch’è somigliante allo stivale

che in mare che l’abbraccia si distende.

 

Era felice di mostrare al mondo

le sue province, chiuse in uno scrigno

come diamanti: portano in corona

meravigliosi stemmi dei Comuni,

 

di gloriose Repubbliche sul mare

fornite di galee per merci e guerre,

che con il sangue di lor figli prodi

la storia hanno scritto dell’Italia.

 

Tante città, d’autonomia bandiere,

hanno trovato il modo, nella storia,

di ritrovarsi in piena comunione

d’intenti e volontà particolari

 

e di diversi han fatto un solo Stato

che nome ha Repubblica Italiana.

Han le province a capo un Presidente

eletto ed un Prefetto  nominato:

 

il popolar potere rappresenta

l’uno, l’altro il potere del Governo.

E se d’entrambi il bene dello Stato,

ch’è fatto dall’insiem dei cittadini,

 

è volontà comun nell’operare,

del vivere civil ei son baluardi.

Son le province gli Enti più vicini

sopra il Comune per il cittadino,

 

che ad esse si rivolge se ha bisogno,

quando non ha in Comune chi lo ascolti;

ed è per lui il Prefetto emanazione

diretta dello Stato, se giustizia

 

domanda, e il Presidente gli è garante

del vivere civil con scuole e strade,

difende il suolo, veglia sull’ambiente,

è cuor battente di atti produttivi,

 

turistici, sociali e culturali

e d’altro in area ch’è di competenza.

Or come gran signora in decadenza

disfarti vuoi di questi bei gioielli,

 

perché non puoi curarli come devi

né puoi lustrarli sí che ancor sian belli?

Oh Italia, puoi negare la tua storia,

tenere i soldi in note tasche ascosi

 

e non utilizzarli a mantenere

le tue province, che son gli ornamenti

avuti in dono dalla Madre Roma

come trofei preziosi di famiglia?

 

o come fori doviziosi ed ampi

o atrii maestosi e adorni d’arte,

che menti creative e mani esperte

pensâro e  poi il progetto fecer atto?

 

Pensa, mia bella Italia, pria di andare

a svendere al mercato i tuoi ornamenti,

se proprio non hai in cassa il denaro

per renderli più belli e trarne vanto!

 

Pensa s’è ben ridurti a mendicare

e tendere la man limosinante,

il riso suscitando o la pietate

di quei che ti fûr servi o corteggianti!

 

Roma, 7 luglio 2013        Franco Pedatella

 

Blog: francopedatella.com

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Lèvasi alla mattina il contadino

che al far dell’alba all’orizzonte vede

spuntare il sol e illuminargli il viso

e forza dargli in corpo che non cede.

 

Vanga la terra a che lauta fecondi

e agli uomini, alle piante, agli animali

felicità coi frutti ognór secondi,

e nettare ed ambrosia agl’ immortali.

 

Questo lo fa signor dell’universo,

quando delle belanti il latte beve

o col paziente bove il suol riverso

 

rende, perché la zolla, che riceve

il seme, in sé lo stringa e fiore terso

lo faccia e vita renda che riceve.

 

Franco Pedatella

Cleto, 23 novembre 3013

 

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Si d’ ‘a Giojusa ‘u nume tu rispíetti,

quandu ‘e manciare duni a ri ‘mbitati

si nde van’ iɖɖi  ccu ri díenti stŗutti

ppecchí  ccu ccore séntenu ha’ tŗattati.

 

Giojusa è ru nume ‘e sta contŗada

ppecchí  le dû ru sule frutti bíeddi,

de raggi li nde spande ‘nna quadara,

de gioja l’aria l’inchjenu l’acíeɖɖi.

 

Mo ca ‘u juornu fai d’ ‘u compleannu,

tŗattete buonu, tŗatta buoni  ‘ amici,

ca nde va’ buonu tu ppe ttuttu l’annu.

 

Yuri, te fazzu tanti aguri  ‘ntisi:

pped’ oje, ppe ddomane, ppe ccent’anni

godissi l’ure, i juorni, i nuotti, i misi!

 

Petŗamale, ‘u vintuottu  ‘e frevaru  d’ ‘u duemilaeqquattordici

Franco Pedatella

 

 

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Un papa tra la gente è quel che il mondo,

ch’è senza moral guida, s’aspettava,

perché con la parola e con l’esempio

mostrasse di giustizia la via retta.

 

Le sue parole, i gesti lineari

parlano dritti al cuore della gente

e, mentre disdegnoso d’ogni fasto

il protocollo vaticano ignora,

 

s’insinüa paterno nella mente

e la conquista, l’odon pure i sordi,

convince i riottosi, scioglie i dubbi

 

ed i malvagi addita, fère, piega.

La forza che ha è la bontà di spirito,

che si traduce in un linguaggio semplice.

 

Ai semplici la lingua costruisce.

 

Franco Pedatella

Roma, 13 novembre 2013

Blog: francopedatella.com

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