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La cattiveria è quello stato di bassa energia in cui si vive intrappolati, senza saperlo. Come nel bellissimo capolavoro “La vita è sogno” di Calderon de la Barça, difficile è accorgersene finché la mente razionale non lo comprende. Solo allora, facendo le dovute differenze, si può SCEGLIERE la dimensione della propria vita e liberarsi.

Posted by Le donne più malvagie della storia d’Italia on Mercoledì 22 aprile 2015

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Amantea, 20 marzo 2015. Quando la scuola si lega al territorio e ne interpreta ed esalta i valori, allora riesce ad esprimere il meglio del territorio medesimo ed a riempire i programmi scolastici di contenuti vivi, facendo dei ragazzi i migliori e più affidabili testimoni della tradizione di quel territorio ed al tempo stesso gli artefici di un’opera di progresso che è radicato in quel territorio e  vi ha basi solide, capaci di reggere alle sfide del tempo. Ancora una volta l’Istituto Comprensivo Statale “G. Mameli” di Amantea insieme alle sue Sezioni Associate di Lago conferma questa sua vocazione a farsi portatore di simili esperienze esaltanti, che non solo hanno una ricaduta educativa positiva su tutto il territorio, ma sono capaci anche di scavare nella cultura più tradizionale del territorio medesimo per trasmetterla alle più giovani generazioni di alunni e farla rivivere, rinvigorendone al tempo stesso la funzione formativa, al fine di operare una saldatura tra le epoche diverse della storia culturale di questo popolo, assicurandone la permanenza e la vitalità e quindi ogni fondamento stesso di crescita vera, fuori da ogni pericolo di effimerità.

DSC_3335È questo il significato che abbiamo colto oggi al Convegno su “La Giornata della Solidarietà” organizzato al Teatro Temesa dall’I.C. “G. Mameli”, con inizio alle ore 10,30, quando la Dirigente Scolastica Prof.ssa Caterina Policicchio, nel rivolgere il messaggio di saluto alle autorità scolastiche, civili e militari ed alla vasta platea dei convenuti, nonché agli alunni di Amantea e di Lago, ai docenti, ai maestri di strumento di Amantea, Santino Bruno (tromba), Alessandro Feroleto (clarinetto), Maria Roberta Ficara (pianoforte), Luana Martire (arpa), e di Lago, Daniela Anna Durante (flauto), Antonio De Paoli (violino), Giuseppe Gloria (clarinetto), Salvatore Mammone (chitarra), ed ai rappresentanti delle scuole, e nel ringraziare l’Associazione “Gianmarco De Maria” di Cosenza, ricorda i valori della solidarietà e l’opera educativa di cui la scuola deve farsi carico soprattutto in una società difficile come la nostra.

Ancora più esplicito si fa il messaggio all’intonare delle prime note del concerto dell’Orchestra della Scuola di fronte ad una platea attenta e tutto rende chiaro che il tema del convegno inizia sotto l’auspicio della musica, anzi della buona musica, che è così ben radicata in questo territorio e rende tangibile quel legame tra generazioni che la scuola vuole richiamare e rinsaldare, che è anche legame morale, condivisione di valori etici di cui la solidarietà è l’anima. L’organizzazione degli interventi musicali, poi, è studiata sapientemente secondo la logica di un crescendo, che va dal quartetto di violino, chitarra, clarinetto e flauto, che esegue i brani iniziali, al coinvolgimento dell’intera orchestra nell’esecuzione di quelli successivi.

DSC_3410La rilevanza della tematica in discussione è sottolineata dal coinvolgimento delle presenze significative: il Dirigente dell’A.T.P. di Cosenza, dott. Luciano Greco, ed il Segretario dell’A.T.P., dott. Guglielmo Arena, in rappresentanza dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria; il Sindaco del Comune di Amantea, prof.ssa Monica Sabatino; era prevista la presenza del Vicesindaco, dott. Giovanni Battista Morelli, che ha curato l’organizzazione dell’evento, per la parte di competenza del Comune di Amantea, per la promozione del dialogo fra scuola e territorio, ma è al momento assente perché impegnato nelle stesse ore in pubblici appuntamenti inerenti al suo ruolo professionale; l’Assessore Giovanni Barone e l’Assessore Annalisa Iuliano, in rappresentanza del Sindaco e del Comune di Lago; il fondatore dell’Associazione Gianmarco De Maria di Cosenza, dott. Franco De Maria; il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Lago, maresciallo Filippo Polito; il Comandante della Polizia Municipale di Amantea, dott. Emilio Caruso;  il maresciallo Fausto De Caria, della Guardia Costiera di Amantea e Vibo Valentia; il prof. Laurino Furgiuele, in rappresentanza del Dirigente Scolastico del Polo Liceo Scientifico – I.P.S.I.A. – I.T.C. “Mortati” – I.T.I.  Amantea; il prof. Franco Pedatella; la prof.ssa Giovanna Ruggiero, in rappresentanza del Dirigente Scolastico dell’ I.C. St. Belmonte C. – Longobardi – Fiumefreddo; il Dirigente Scolastico dell’I.C. Campora San Giovanni – Aiello Calabro, prof.ssa Nella Pugliese; il prof. don Luigino Zoroberto, referente del “Progetto Solidarietà”; il Presidente del Consiglio d’Istituto “G. Mameli”, sig.ra Teresa Scudiero.

DSC_3367Organizza e modera il convegno la prof.ssa Concetta Mileti, alla quale è spettato anche l’arduo compito di curare i rapporti istituzionali.

A tutti costoro la Dirigente Policicchio rivolge i più calorosi saluti e i più sentiti ringraziamenti, soffermandosi in particolare sull’attività dell’Associazione Gianmarco De Maria, dei cosiddetti “camici colorati”, i volontari che portano un sorriso nelle corsie, i “corsari delle corsie”, i “corsari del sorriso”, come le piace definirli. Ricorda poi “La Casa di Giusy”, nata per le famiglie disperate a cui poter offrire ospitalità per dare loro la possibilità di stare vicine ai bambini ricoverati. “Stiamo portando avanti questa manifestazione – ricorda la Dirigente – da tre anni e lo facciamo perché abbiamo la responsabilità educativa, che è prioritaria nella nostra epoca in cui c’è una vera e propria emergenza educativa. In questa situazione è chiaro che il ruolo della scuola è difficile, DSC_3385ma noi dobbiamo provarci, con i genitori, che sono dei bravi allenatori, e con tutta la società, che dovrebbe collaborare. Il Dirigente in primis ha la responsabilità morale. Insieme al dirigente ci sono i docenti. Voi alunni dovete essere coscienti di far parte di una scuola che dovete amare, dovete essere cittadini consapevoli dei grandi valori etici di moralità, di fronte ai quali avete dei doveri. Noi vi porteremo per mano, così metteremo in atto un’opera sinergica, in cui quello degli insegnanti è un ruolo difficilissimo”. Qui ricorda l’etimologia del termine ‘insegnante’ che deriva da ‘insignare’ cioè ‘imprimere segni’ (nella mente), ‘lasciare il segno’. “Se ci sarà quest’opera sinergica, avremo un scuola caratterizzata da grande motivazione e la cultura vi renderà liberi”. Passa poi a richiamare don Bosco ed i principi ispiratori dell’opera sua: l’amorevolezza, la ragione, cioè le regole da osservare, e la religione, cioè l’atteggiamento di stare accanto al ragazzo. Quindi richiama le Indicazioni Nazionali per il Curricolo, insistendo sull’extrascuola, sulla necessità per noi di “insegnare ai ragazzi a stare nel mondo” e ad essere cittadini attivi e sulla centralità della persona, concetto che ribadisce quando, rivolgendosi direttamente ai ragazzi, dice: “Voi siete unici e irripetibili”. Da qui la necessità di un nuovo umanesimo. Poi, avviandosi alla conclusione del suo intervento, richiama le parole del Mahatma Gandhi e di Papa Francesco, in particolare: “Non abbiate paura di andare contro corrente; dovete imparare a dire di no; è necessario uscire dal recinto dell’egoismo”; ed aggiunge: “anche al di fuori dell’ambiente scolastico”. Chiude ringraziando coloro che hanno contribuito alla realizzazione dei salvadanai, in particolare il prof. Aurelio De Luca e la prof.ssa Laura Sansone, che ne sono gli autori insieme agli alunni.

DSC_3306Successivamente prende la parola il sindaco di Amantea, prof.ssa Monica Sabatino, che ringrazia per l’invito rivoltole, si sofferma sull’importanza del convegno e sul valore dell’opera insostituibile della scuola nella formazione dei giovani ed invita la Dirigente e i docenti a continuare a lavorare bene, così come stanno facendo, perché la comunità si aspetta molto da loro.

Seguono due belle esecuzioni musicali da parte dell’orchestra dei ragazzi di Lago, diretta dal Maestro Giuseppe Gloria.

Quindi prende la parola il dott. Franco De Maria che, dopo aver ricordato brevemente la storia di Gianmarco De Maria, ringrazia la scuola per aver organizzato questo tipo di manifestazione. Importante per lui è “poter fermarsi a riflettere, poter pensare di aiutare, imparare a stare al mondo”. In questo processo la scuola ha un ruolo importante perché sviluppa la capacità di acquisire conoscenze e “la conoscenza è libertà”. In questo senso “importante non è imparare la pagina di storia, ma imparare ad imparare sempre”.

DSC_3499Continuando il suo intervento, il Presidente dell’Associazione afferma: “Noi siamo impegnati in ospedale vicino a quelli che soffrono … Ci occupiamo di bambini ospedalizzati. Ma il compito dell’Associazione è propriamente impegnarsi nella prevenzione, per far sì che i bambini non vadano in ospedale; avere un ospedale vuoto. Per far questo è necessario individuare nella vita dei bambini quei segnali che vengono trascurati e che poi generano le patologie tumorali. Se invece noi riusciamo a cogliere quei segnali, allora si evita di arrivare tardi alla diagnosi. Ci sono oggi dei progetti che si stanno portando avanti a livello internazionale, perché l’ospedale resti vuoto”. Qui il discorso cade sull’Expo di Milano 2015, di cui il relatore ricorda il fatto che ne sono sponsor aziende che sono responsabili della cattiva nutrizione nel mondo. Allora bisogna stare attenti, bisogna “scegliere la dieta per eccellenza, che è fornita dalla cipolla di Tropea, dall’olio e da ciò che abbiamo vicino casa. A far questo bisogna che cominciamo da piccoli. Una delle cose che la scuola deve fare è insegnare a leggere le etichette… Voi siete piante che state crescendo e come le piante dovete mangiare le cose che stanno vicino a voi”. Avviandosi alle conclusioni, invita i ragazzi a guardare su You Tube il filmato dell’Associazione.

A questo punto i ragazzi portano al tavolo della presidenza i lavori eseguiti sotto la guida dei docenti di Tecnologia e  Arte, la prof.ssa Laura Sansone e il prof. Aurelio De Luca. Si tratta di salvadanai che, esposti sul tavolo, si rivelano vere opere d’arte, frutto di fantasia e di manualità di ragazzi di Amantea e di Lago che hanno lavorato davvero con passione e che rendono con queste creazioni l’idea stessa di solidarietà.

Quindi il dott. De Maria termina il suo intervento ringraziando la Dirigente e la scuola per l’invito ed i presenti per l’attenzione riservatagli.

Segue l’esecuzione del brano musicale “My Way” da parte dei maestri delle scuole di Amantea e Lago. Quindi è la volta del prof. don Luigino Zoroberto, insegnante di religione, il quale esordisce dicendo che “quella che poteva sembrare una iniziativa limitata nel tempo e rivolta all’occasione non è stata così, è diventata altra cosa ed ora siamo giunti alla terza edizione della ‘Giornata della Solidarietà’, appuntamento dal profilo educativo. In questo decisivo è il ruolo dell’insegnante, che è un educatore ed in quanto tale aiuta il ragazzo a crescere, lo prende per mano e caccia fuori l’uomo che c’è in lui (educare viene dal latino educere = condurre fuori). Egli insegna i valori che fanno crescere l’uomo nella sua individualità e nel suo ruolo nella società. Tra questi valori occupa un posto importante la solidarietà. Questa è anche condivisione delle difficoltà, dei dolori. Un valore è quando non si riduce al suo significato teorico, ma trova corpo nell’agire di conseguenza, come simboleggiano i salvadanai di stamattina. Ci dà modo di cogliere l’altro come fratello, è un’esigenza della fraternità. Una volta che uno si rende conto che ha il sentimento, deve essere educato in primis nel focolare domestico. Educare con le parole, ma soprattutto con l’esempio! Vogliamo insegnare la solidarietà? Cerchiamo di essere solidali, per essere più credibili! ‘Padre nostro’ recita una nota preghiera religiosa, non ‘padre mio’. Concludo con uno che di solidarietà se ne intendeva”. E qui legge la Parabola evangelica del buon Samaritano, in cui è indicato perfettamente chi è il prossimo e che cosa bisogna fare per esprimergli solidarietà.

Seguono altre due belle esecuzioni musicali dei ragazzi, diretti dal Maestro Santino Bruno.

DSC_3504Quindi prende la parola il Dirigente dell’Ambito Territoriale  Provinciale di Cosenza dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, dott. Luciano Greco, il quale saluta i convenuti, ringrazia per l’invito ricevuto, che ha accettato con entusiasmo, e confessa con franchezza: “Mi ha coinvolto questa bella manifestazione”. Quindi, proseguendo, indica la solidarietà come stella polare, intorno alla quale costruire una rete di scuole con una sensibilità che ci accompagni in un percorso verso il miglioramento continuo. In Calabria dobbiamo confrontarci con noi stessi ogni giorno. “Aiutare chi è in difficoltà può creare intorno a noi un ambiente più sano. In questo la scuola ha un grande ruolo, anche promuovendo il dialogo con la famiglia, un vero e proprio patto. A volte nascono esempi di deficit di comprensione, di comunicazione con chi dovrebbe rafforzare questo patto tra scuola e famiglia”, ma la realtà è ricca e variegata e non ci si può fermare di fronte ai casi di difficoltà né rinchiudere la situazione in un giudizio che tenga conto solo delle negatività. Il territorio cosentino, per esempio, è caratterizzato da voglia di fare incredibile. “Ci sono difficoltà, ma ci sono anche eccellenze”. Bisogna partire da una nuova idea: la realtà calabrese è di persone eccellenti, “di calabresi eccellenti che ogni giorno, lontani dalle luci dei riflettori, hanno voglia di fare il loro dovere, il loro servizio a favore dello Stato”. Qui il relatore tocca una corda sensibile, quando parla del “rispetto della legalità non perché c’è la regola, ma perché lo sentiamo come profonda esigenza dell’animo” e come esigenza imprescindibile della funzione educativa in quanto tale. “Allora costruiamo qualcosa insieme! Attenzione, però, a chi propone strade sbagliate che contraddicono il valore essenziale della solidarietà! Costruiamo una sorta di protezione intorno a noi stessi!” è l’invito finale del relatore.

Seguono i saluti ed i ringraziamenti della Dirigente, che rivolge un sentito ringraziamento a tutti i presenti e anche al signor Viano Di Puglia, Responsabile del Teatro Temesa, ed al signor Giuseppe Liboriano per il servizio offerto ai convenuti.

Quel corpo in campo tra gli arbusti ascoso

di crudo rovo, che pio lo ricoverse,

in quei che lo trovò rese pietoso

il viso quando l’occhio a quel si torse.

 

Al guardo suo il mio pure s’associa

e vedo con quegli occhi il mar di strazio

che in petto ai genitori il duolo infocia

e nell’affanno il cuor lor stringe in laccio.

 

Mano crudele, a che facesti scempio

di un animo infantil pria che del corpo?

A quale mal volgesti il pensier empio?

 

Or ti convien, per impetrar perdono,

donar la vita all’ali di colui,

se c’è, che su sé assume il mal del mondo.

 

L’uomo non può,  sarìa gravoso assai

da sopportar di tal delitto il pondo!

La terra inorridita si ritrae

dall’albergare in sen uom sί nefando.

 

Franco  Pedatella

 

Cleto, 26 febbraio 2011.

Alto tradimento è la parola

da anni attesa a definir reati

contro la pubblica amministrazione

da parte di persone che han giurato

 

di essere fedeli allo Stato.

Or finalmente in bocca a un presidente

questa espressione odo e gli domando

di esser finalmente conseguente:

 

vi sia la pena e il codice adeguato

a chi ha commesso simile reato,

e insegni stil di vita e d’ operare

 

a chi detien mandato popolare

o sia dipendente dello Stato.

Pena maggior al general sia data

 

di quella  che al soldato è comminata.

 

Cleto, 6 giugno 2014        Franco Pedatella

Se un papa: “I comunisti ci han rubato

la bandïera ch’era del Vangelo”

dice “perché della cristiana fede

è proprio star vicino ai maltrattati”,

 

allor, compagni, a che aspettiamo ancora

a issarla ben visibil sul veliero

e per le coste per il mondo intero

mostrarla a quel che soffre ignudo e ha fame

 

ed è tornato schiavo da quel giorno

che voi quella bandiera sotterraste

perch’ un di sangue uman l’avèa macchiata?

Ella dell’uom ostende l’avvenire,

 

il duol contiene di generazioni

che prone sotto frusta di padroni

gîro.  Per lei poi presero coscienza

d’essere serve non per voglia arcana

 

ma per iniqua legge da cambiare,

stringendosi fratelli in una lotta

per un progetto solo di riscatto

che degno faccia l’uom del suo destino,

 

come a fattor suo piace o a natura.

Se avvertimento vien da sí alto soglio,

a noi riman da pulpito minore

coglierlo e del suo dire far tesoro.

 

Roma, luglio 2014           Franco Pedatella

(Il brano viene scritto in occasione del massacro di alcuni bambini palestinesi da parte delle truppe israeliane che operano nella Striscia di Gaza)

 

Quando il cannone tuona e rugge Marte,

io mi domando: “A che l’uom sulla Terra?

A strugger il fratèl, sgozzar gl’infanti?

Tagliar la propria pianta alle radici?”.

 

Indi dogliosa al cuore la risposta

mi suona ed un pensier mi torna triste,

che questo fa non cavalier solingo,

che vagabondo va di selva in selva

 

ed ogni ombra o moto a sé ostil vede

e tratta ogni uom che incontra qual nemico,

perché l’errar già l’empie di spavento

che il petto ed il pensier gl’invade e adombra,

 

ma il capo di uno stato organizzato,

che freddamente lungi dalla pugna,

a tradimento e con vile intento,

programma il massacro di fanciulli,

 

mentre innocenti fanno i loro giochi

o vanno a scuola ad imparar la vita

che a lor si nega pria che a lor sorrida

e sparga il suo profumo come il fiore.

 

Cleto, 17 luglio 2014              Franco Pedatella

Nando Aloisio

Quegli che a noi le vie primiero aperse

di società di liberi ed eguali,

dando parola al fabbro e al contadino,

 

che pria toccava solo al titolato

solo talor del popolo sollecito,

l’onde del mar varcò vèr l’Argentina
e volle lí portar testimonianza

di belle lotte qui condotte e vinte

con spirto di fratello e di compagno.

 

Lí fu soggetto a vil persecuzione,

perché a chi il potere iniquo imporre

volèa, deciso, il passo contrastava

 

a  protezion dei deboli ed oppressi,

con il coraggio pronto di chi in croce

con consapevolezza si fa mettere.

 

Subí la dittatura e la violenza

che lo costrinser a cambiare il luogo

dove dormir la notte ed evitare

 

d’esser trovato morto la mattina,

come diceva la minaccia all’I.N.C.A.,

da nota ignota mano devastato,

 

che impaurir tentava chi assistenza

dava ogni giorno ai lavoratori.

Nando era sopra anche alla paura!

 

Ei seppe con altrui perfin le scarpe

dividere, quand’altro era scalzo,

e in casa un dí a piè nudo se ne venne,

 

dicendo: ”Ma’, Guidoccio alla montagna

dovéa tornar con acqua, neve e vento!

Per una settimana io sto in casa,

 

finch’egli mi riporta quelle scarpe”.

Di lui mi narra questa storia ed altre

ogni angolo, ogni sasso del paese.

 

Era cosí Nanduzzo: mano tesa,

sorriso pronto, cuore al ben disposto,

parola ad aiutar chi avéa bisogno,

 

volto intelletto all’equo, al giusto, al retto.

A chi la via del socialismo volle

percorrer fu maestro che si pone

 

al lato del discepol, non dinanzi,

per non sembrar colui ch’ ha il passo innanzi.

Ma anche a chi con animo sincero

 

volle altre vie seguir, e non con colpa,

fu guida amabil  e di stima segno.

Aiello il suo ricordo porta in petto.

 

Cleto, 25 luglio 2014                  Franco Pedatella

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