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Archive for the ‘Home’ Category

 

Sinistra è vestire il popol nudo.

Sinistra è soccorrer chi ha bisogno.

Sinistra è liberar dai ceppi i servi

e i figli  emancipar dall’ignoranza

 

con conoscenza schietta universale

e far che segga al desco quotidiano

con la famiglia e quello che gli è caro

ogni uom, che il tempo debito ha sudato.

 

Sinistra è far eguali nei diritti

il ricco e il non abbiente sì che il figlio

dell’uno possa rivoltar le sorti

dell’altro, ma ambedue rimangan pari

 

nel godimento dei diritti umani.

Sinistra è cancellar lo sfruttamento

dell’uom sull’uomo e dar la libertà

che dall’assenza del bisogno nasce

 

e poggia sul reciproco rispetto

che il frate deve al frate e il figlio al padre.

Non è Sinistra quel che imbrattatori

ne han fatto con diabolica alchimia,

 

 

che alterando libertà e potere

orribil féan di bella tela imbratto.

Sinistra è farsi carico dell’uomo,

del simil tuo fare il tuo compagno

 

così che il sol nascendo all’orizzonte

annunci l’alba di un fecondo giorno

e valli e monti e il piano illuminando

liberi faccia gli uomini nel mondo.

 

Se alcuno poi invèr l’eterno gli occhi

rivolge e il core in alto leva pio,

sia libero d’inclinazion seguire

se un equo mo’ d’agir la fé gli detta.

 

Franco Pedatella

Aiello Calabro, 22 dicembre 2012

Blog: francopedatella.com

 

 

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La mia Calabria.

Perché, quando si parla di Calabria,

si parla sol di ‘ndrangheta e di mafia,

si parla sol di delinquenza e morti

e mai di una region che il mare abbraccia

 

e bacia ed accarezza e a cui dà frutti

tali che al mondo non vi sono uguali?

Di amor paterno la riscalda il sole,

sorella l’è ogni stella quando abbuia.

 

La luna è compagna alla sua Sila

e addolcisce l’ulular dei lupi

e, quando d’Aspromonte il sol dispare,

con il fruscío di foglie lieve al vento

 

e l’alito dell’onda sulla spiaggia,

la ninna nanna canta ai suoi pastori;

soccorre i naviganti nello Stretto

di luce soffondendo l’orizzonte.

 

Riveste il tempo come a protezione

da mano che profana li deturpi

o che blasfema empia li ghermisca

o da seguir vorace di stagioni

 

i bei tesori suoi di Magna Graecia

e gli splendori dell’età romana

e li incornicia quando il raggio d’oro

scopre la coltre e li offre al primo sole.

 

E’ vero, ci son uomini malvagi

nella Calabria mia sí come altrove,

ma il cuor le batte al bel cullar dell’onda

se il mar fratelli naufraghi le porta.

 

Franco Pedatella

Cleto, 14 novembre 2012

Blog: francopedatella.com

 

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(Per l’inaugurazione del Campus Temesa ad Amantea).

 

Vola, Amantea, stasera al Campus Temesa,

vola, ché le radici in te  rivivono

dell’arte che diè fama alle tue sponde,

ai boschi di Calabria, ai monti, al mare.

 

Il tuo Teatro allestito è pronto

a dare voce a odierna riedizione

della vetusta fabula Atellana

e dell’<<aceto italico>> oraziano.

 

Pronto a contaminarsi è con lo spirito

che dalla sponda ellenica qui giunse

e già il piè muove la novella Nosside

tra le tue belle vergini che incedono

 

stupenda al suon la voce modulando

d’antica cetra e di violin moderno,

sposando novità a tradizione

in unità che grande fa eccellenza.

 

Al primo assaggio vibrano stasera

le note dell’orchestra che a Cosenza

forma il Conservatorio Musicale

e manda in giro a côrre gloria e fama.

 

Le vibrazioni impresse a corde docili,

che dita or toccandole accarezzano,

or pizzicando dolce suono modulano,

sotto la volta ampia onde effondono

 

di un mare or tempestoso or calmo e quieto.

Quel violoncello come prima voce

suonato par Tersicore che danza

e in coro muove note che per Locri

 

passando il monte saltano  e qui giungono.

Talor si sente quinci appena il basso

mentre di là il violino alto vola,

talaltra il basso il suono accentua e caccia

 

all’angolo il dolcissimo violino,

ma l’uno e l’altro fanno sinfonia

e qual delfin sull’onde il suono scivola

e poi si ferma e poi riprende il volo

 

in un variar di note che s’intrecciano,

l’una con l’altra ratte si rincorrono

e s’avvicendan ma giammai si scontrano

ché insieme fanno dolce melodia.

 

 

Poi d’improvviso un tuono esplode e intorno

bianche leggere nuvole s’accolgono

coi lembi a smerlo a mano a man sfumati

a far di nubi un ciel che note modula.

 

Il direttore par Nettuno all’opra:

con mano ferma il mar di suoni modula,

agita e acquieta e a fin prefisso adduce

per farne un bel concerto musicale.

 

L’una sull’altra rotolan le note

come del mare l’onde se s’increspa,

da lieve vento accarezzato e mosso

al riso degli sguardi dalla spiaggia.

 

Scoppia alla fine l’esplosion dell’onde,

che al modo di destriero si sollevano

a cavalcar se stesse e si rimescolano

nell’ultimo guizzar di creste e spruzzi.

 

Trae gli auspici dall’evento il sindaco

e buona sorte augura al Teatro

con lui l’assessore comunale.

Fagli eco l’assessore alla cultura

 

 

 

della Provincia, qui per l’occasione,

che sottolinea esser la struttura

luogo di arricchimento culturale

per la città e tutto il circondario

 

che qui a fruir verrà ed a creare.

Il direttore del Conservatorio

esulta per la prova di valore

che han dato a piene mani gli orchestrali,

 

mentre dalla platea con entusiasmo

si leva appassionato lungo applauso

degli uditori in piedi e affascinati,

che numerosi sono intervenuti.

 

Franco Pedatella

Amantea, 28 novembre 2012

Blog: francopedatella.com

 

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A Pina Vairo.

Per la morte prematura di mia cugina Pina ho voluto scrivere questi versi, testimonianza del fatto che  ella rimarrà sempre impressa nella mia memoria e nel mio cuore. Ho voluto raffigurarla come la chioma, la parte più bella e nuova, di una pianta robusta e duratura, la quercia, che, proiettata verso le ascendenze, ne richiama le caratteristiche fisionomiche e le racchiude e custodisce in sé come tesoro indistruttibile.

 

La dolce chioma della quercia antica,

che presentava ancor d’aspetto i tratti

e le fattezze della madre avíta,

ora svanisce qual nell’acqua viso

 

che bel s’immerge a poco a poco e spare

e lascia a chi lo guarda e segue attento,

disioso di tenerlo in superficie,

l’ultimo segno del sorriso e il guardo

 

di chi allevò la prole con dolcezza

e amor provò per l’uom che sposo scelse.

Or lasci, cara Pina, Bruno solo

 

e Marilena, cui Riccardo infante

prendevi a far le veci della mamma,

e il tuo Francesco, padre già venturo.

 

Quali carezze avrebber ricevuto

crescenti i tuoi nipoti e quei cresciuti

dalla tua mano pria che fosse stanca,

consunta da vil morbo a tradimento!

 

E quali cure e sguardi cari e attenti

avrebbero il genero e la nuora!

Di te il ricordo or vince avversa sorte

e torna verde in noi la dolce chioma.

Franco Pedatella

Cleto, 2 novembre 2012

Blog: francopedatella.com

 

 

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Addí trenta di ottobre che degli ultimi

risente ancor bagliori dell’estate

parte dal Municipio e per le vie

si spande di Amantea un gran corteo.

 

Della Provincia il Gonfalone in testa,

poi quei del Circondario in alto alzati

portati sono in ordine solenni

da guardie in uniforme d’ordinanza.

 

Dietro al vessillo proprio in fitta schiera

con gli amministratori sfila il sindaco

in fascia tricolore e intorno incede

dei figuranti il gruppo in bei costumi

 

tradizionali , che per l’occasione

tirato han fuor da casse e vecchi armadi,

ove gelosamente custoditi

son conservati come gran tesori.

 

Quanti costumi dai mille colori

di contadini, di briganti e donne

al sol rifletton macchie variegate

e rappresentan pagine di storia!

 

Le associazioni sfilano, le arti,

i bei mestieri di Calabria antica,

i pezzi della storia e della vita

che linfa son di tutta la regione.

 

Poi in piazza, cui il commercio ha dato il nome

che indica il cuore di Amantea,

squillo di tromba annuncia che in su al vento

si leveranno l’itala bandiera,

 

d’Europa e della Fiera di Amantea.

In solenne atto il Sindaco consegna

al Mastrogïurato il bastone,

simbolo del potere sulla Fiera,

 

ed ordina che sia riconsegnato

puro nell’operato di giustizia

a protezion di scambi onesti ed equi

a fin del tempo dato e stabilito.

 

Il popol freme in Piazza Cappuccini,

‘u braccia e mani di sbandieratori

agili fanno rotear bandiere,

le lancian su e fan di sé castello.

 

Uniti ammiran tutti in un sol coro

i gesti, i moti che da Bisignano

qui vengono portati ad esaltare

di càlabra nazion la miglior parte

 

che fa questa città centro motore,

se gli abitanti suoi se ne fan degni,

di una cultura, somma di più voci,

che del commercio son la vera essenza.

 

A fine di serata ci si trova

in Pizzeria Canossa a ristorare

le stanche membra e soddisfare il gusto

della gioiosa festa che comincia.

 

Pizza e crostata, pane e tramezzini,

focacce e panini con salsicce,

con vini e birra, allegrano la gola

e intingono i cuori nella festa.

 

Il dí seguente ed altri quattro ancora

saluta il sol levandosi al mattino

e par che dica con sua luce intensa:

“Bel tempo vi prometto e vi assicuro”.

 

Apre ogni stand, ormai la merce appare

e ride agli occhi  dei visitatori

e par che dica: “Comprami, son atta

a soddisfare quel che in cor desiri!”.

 

Attente mani offrono in assaggio

dalle belanti e da mugghianti il cacio;

pupazzi e giochi attraggono i bambini,

vini e vestiti chiamano gli adulti.

 

Mostarda e mostaccioli la fragranza

effondono all’olfatto dei passanti,

salsicce, alici e cibi di ogni gusto

rubano gli occhi ai tanti visitanti.

 

Torroni, fichi, mandorle e frollini,

le susumelle e poi il cioccolato

di ogni forma e tipo e pur mischiato

a mandorle ed a rum fanno ben gola

 

a chi vi passa innanzi, guarda e freme.

Il capicollo fa di sé gran mostra

insieme al caciomulo, detto pure

formaggio in camicia di carbone.

 

L’ ape industriosa manda il dolce miele

e il mare ad operose mani affida

i suoi prodotti che ben conservati

sono in vasetti esposti e assai venduti.

 

 

Gli arredi, poi, di mobili e divani,

di vimini poltrone e lignee sedie

insieme a soprammobili adeguati,

che ben disposti forman opra d’arte,

 

cesti, cestelli fatti al modo antico

e pentole ed attrezzi da cucina

insieme a piatti, tazze e pur pignatte

soddisfan tutti i gusti personali.

 

Mani di donne sfioran delicate

pregiate stoffe e vesti ben cucite

ed abiti eleganti pei mariti.

Per lor collane e anelli stanno esposti,

 

di colli in cerca e mani da adornare

e dita affusolate da abbracciare,

borse a tener gli effetti personali

adatte e maglie, sciarpe e scarpe e calze.

 

Si effonde intorno a tutto un’armonia

di musiche che vengon da lontano,

di voci abituali e quotidiane,

di bei sorrisi e sguardi illuminanti,

 

 

 

di visi che risplendon sotto il sole

e sono varî sí com’è il creato

e dicon che più anime e culture

son qui presenti in Fiera ad Amantea.

 

Franco Pedatella

Amantea, 30 ottobre 2012

Blog: francopedatella.com

 

 

pedatella.com

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Per la Fiera di Amantea 2012

 

Quest’anno ancor mi restano nel cuore

le belle tre fanciulle amanteane

che vestono portando con amore

le vesti dell’Amazzone regale.

 

Nel bel corteo sotto il gonfalone

marciano fiere ché di storia un pezzo

recano addosso e spàrgonne l’alone

d’intorno or al sole, or al rezzo.

 

Tu, Cleto, sta’ tranquilla e dormi quieta,

ché intorno vola e spira la leggenda

della regina tua perenne, Cleta,

 

che anche quest’anno vuol che a piaggia scenda

il volto di muliebre leggiadría:

Aglaia, Eüfrosine e Talía.

 

A compier l’opra di rappresentanza,

in bei costumi che vuol tradizione

con loro sfilan belle con baldanza

di Cleta le nipoti in processione.

 

Amantea, 30 ottobre 2012          Franco Pedatella     Blog: francopedatella.com

 

 

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(In occasione della visita in Grecia del cancelliere tedesco Angela Merkel)

 

Sono lontani i dí che bandierine

in mano a bimbi, giovani ed anziani

offrivan i colori nazionali

al riso di un bel sole in ciel sereno.

 

Il Presidente del Paese amico,

accolto portatore di messaggi

pacifici acclamato e riverito,

veniva per le strade festeggiato

 

e bella di sé mostra col collega

faceva dello Stato ospitante.

Le vie d’Atene invece or son blindate,

ché le attraversa il Cancellier tedesco.

 

Ieri da guardie in armi eran blindate

Le strade di qualunque Capitale,

ove intruso male sopportato

venía subíto l’ospite straniero.

 

Chi regge il mondo infatti ha consegnato

dei popoli il destino alla finanza

e giace in un cantuccio ormai negletta,

derisa la politica ch’è serva.

Franco Pedatella

Cleto, 9 ottobre 2012      Blog: francopedatella.com

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Borgo “Chjanura” a nuova e intensa vita

stasera in te, Amantea, è ritornato,

la via degli abitanti antichi ha empita,

mestieri e professioni ha rinnovato.

 

Di panni popolani s’è vestito,

pregi e difetti antichi ha riportato

sul vecchio palcoscenico, ha vissuto

di vita popolana i dí passati.

 

C’era la via con gli archi ed i balconi,

le porte, i vicoletti ed il selciato

che fu per tanti lustri consumato,

nei secoli che il sol l’ha riscaldato,

 

da pescatori, donne ed artigiani,

da viaggiatori italici e d’oltralpe

che attratti dal tuo sole e dal tuo mare,

da secoli di storia e vita illustre

 

t’han visitato e il cuor tu hai lor rubato

perché nei lor Paesi t’han portato,

lustro nelle “Memorie” lor t’han dato,

dell’ospitalità t’han ripagato.

 

C’erano tutti al Borgo squattrinato:

sui tacchi ticchettava il calzolaio;

il pazzo c’era, che nel modo antico

lanciava i suoi liquami dal balcone;

 

c’era il sindacalista inascoltato

che, “l’Unità” del tempo sotto il braccio,

volea portare della CGIL

la voce ai popolani assai sfruttati,

 

ma quelli da altre begheeranpresi

e non sapean neppur di che parlasse

sí che la voce del sindacalista

sotto il vociar di donne era sommersa.

 

Qui scende d’alto loco don Luigi,

portando séco donna Serafina,

che sott’ampio cappèl con gli occhi ammicca

ad ogni popolan che le va intorno.

 

Questo con far s’inchina riverente

al sorridente sposo che a suo agio

sorrisi a buon mercato a ognun dispensa

con far di signorotto di provincia.

 

Perfin la “Cantinera”, Michelina,

gli usa rispetto quando gli rammenta

di pranzi e cene sconfinata lista

a credito che arriva fino a Roma.

 

Soltanto il calzolaio, screanzato,

sul tavolo del pranzo le aggiustate

scarpe gli posa e di essere pagato

con fare lesto chiede ed insistente.

 

Peccato, a disturbare il pranzo a sbafo,

da battibecchi in via intervallato,

vaso da notte arriva rovesciato

del liquido di Nicolino il Pazzo,

 

che or con fischietto, or con tromba o corno

appare dal balcone e annuncia un fatto,

disperazion di donna Carolina

e della figlia in cerca di marito!

 

Su altro balcone donna Carolina,

l’amabil sua figura nello specchio

sempre ammirando, mostra al vicinato

la sua bellezza e parla e vanta e loda

 

la riccioluta chioma che sul collo

a boccoli scendendo s’inanella

a incorniciarle il viso delicato.

E poi le qualità…oh, che gran lodi

 

delle sue doti di massaia e donna,

padrona di palazzo e cuoca fine,

di buongustaia e madre di famiglia!

Peccato aver per sposo Nicolino

 

il Pazzo, ‘u Ciüotu, pei vicini!

Ma questa è un’altra storia. È malasorte.

Intanto ai venti vanta:” Ho una figlia

bella da maritare e il mondo ha invidia”.

 

Che dolci motti, che lusinghe dolci

all’aria lancia al caldo canto d’Ilio,

che serenata intona in lievi note

portando l’armonia napoletana!

 

Infatti da una via che s’apre accanto

un canto e un suono giungon di chitarra,

struggente amor cantando ad una bella

che s’affacciar non vuole alla finestra.

 

Crea quest’incanto il professor De Luca:

richiama Carolina alla finestra,

che pronta coglie il senso della cosa

e volge a pro di sé e di figlia sposa.

 

A sé ed alla figlia attribuisce

il bel messaggio della serenata,

che allegra il cuore nella notte quieta

alla città e a tutto il vicinato.

 

Ma vita al tutto danno i pescatori,

che l’anima di te son, Amantea.

La fitta trama cucion delle reti

e intrecciano le mani alle parole

 

sí che nel mondo lor di marinai

s’intrecciano del mondo le vicende

e l’aspra vita d’uomini del mare

racchiude il bene e il male della storia.

 

Intorno a lor si muove Teresina,

che con don Ciccio battibecca in serie

perché quel che guadagna con le scarpe

lo porta a Michelina ‘a Cantinera.

 

Ma il pover’uom rincara: ”Non son ebbro!

Mi faccio a gocce solo un bicchierino”.

A testimoni chiama Michelina,

il falegname e chiunque è lí vicino.

 

Sbotta Natale, mastro falegname,

e se la prende con il mondo intero;

quindi agli attrézzi sparsi dà di piglio

e irato ai piè li scaraventa intorno.

 

Giura sulla virtú del calzolaio

Ricuzzo, il venditore, che ogni merce

offre ai passanti con il cuore in mano.

Vorrebbe gli comprasser pure i chiodi

 

cui sono appesi i manici dei cesti.

Quivi fan bella mostra pani e frutti

che attirano lo sguardo dei presenti:

mangiar con gli occhi par li voglian tutti.

 

Da un vicoletto sbucano ragazze

che con sorrisi, motti, atti e gesti

sui giovanotti, gusti e preferenze

scambiano senza freno confidenze.

 

Sui volti splende un raggio di speranza,

sul labbro è un risolino un po’ furbetto,

ma il tono e le parole son saggezza

nell’esplicar di vita un gran progetto.

 

Poi tutto intorno al tavolo si scioglie,

‘u don Luigi e donna Serafina

consumano la tavola imbandita

e tende ognun la mano e fa una presa.

 

Questo scenario e recita in costume

ti ha regalato Salvatore Sciandra,

il professore. Egli ha per costume

di far delle ricerche sul passato,

 

scavar tra le memorie, riportare

al dí presente quel ch’è già accaduto,

tradurre in verba quel che l’uomo è stato,

farne quadretti come fiori in cesto.

Franco Pedatella

Amantea, 29 agosto 2012

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A Franco Marghella.

 

Ad uno ad uno cadon come foglie

i miei cugini, sangue del mio sangue.

Io, che i fratelli miei giammai conobbi,

come fratelli e zii tutti li ebbi.

 

Or l’ultimo sei tu, che nera Morte

rapí anzitempo all’affetto nostro

dopo impietosa e ingrata malattia

che ogni vitale nervo ti consunse.

 

Or naviga pei verdi prati e cogli

degli odorosi fior nettareo succo

sí che di odor la tomba tua cospargi

 

e chi verrà a trovarti, un fior recando,

senta che intorno aleggia un grande odore

e un sacro Nume veglia e odor vi sparge!

 

Aiello Calabro, 29 agosto 2012

Franco Pedatella

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Cleto Festival 2012

Cleto Festival 2012, prima serata                                            di Franco Pedatella

E’ stata davvero interessante la serata di apertura di Cleto Festival edizione 2012, organizzata dalla locale Associazione “La Piazza” nel meraviglioso spazio di “Porta ‘a Forgia”, all’interno del centro storico dell’antico Borgo di Pietramala. Le parole che scorrevano sul maxischermo posto nello scenario naturale della piazzetta con sullo sfondo un cielo stellato, ispirate ad una sorta di religione ecumenica della Terra, modulate in un succedersi di invocazioni a varie divinità appartenenti alle più diverse culture religiose insieme ad un pulsare di scene di vita cellulare, ed i gesti quasi ieratici degli attori che hanno concentrato in modo esclusivo su di sé l’attenzione del numeroso pubblico, persino dei bambini, in una silenziosa contemplazione di quanto si moveva di fronte ai loro occhi, hanno coinvolto emotivamente tutti i presenti, creando un’atmosfera di transfert in cui ognuno si è sentito protagonista responsabile di una riflessione personale sulle sorti della Terra e dell’umanità intera.

Poi decisamente coinvolgente è stato anche lo spettacolo teatrale “V.I.T.R.I.O.L.” in cui l’attrice Paola Scialis, accompagnata magistralmente dalle musiche di Gerardo Vespucci, con strine, filastrocche ed una originale “Serenata” composta da lui stesso, ha saputo guidare il pubblico in una specie di rivisitazione della storia della Calabria riletta dal punto di vista dei “Briganti” ed in chiave contadina, che ha creato, grazie anche a momenti di chiamata in causa diretta del pubblico, momenti di viva partecipazione e di attiva condivisione.

I successivi spettacoli “CICO VARIETÀ “, SARA SENZALACCA” e MUSIC from PIETRAMALA” nello spazio antistante al Palazzo Longo hanno concluso una serata in cui è esplosa l’originalità  del genio creativo calabrese insieme alla “volontà di restare” per affermare, forse bisognerebbe dire meglio “confermare”, da qui, dalla Calabria, che “un’altra Calabria non solo è possibile, ma esiste”, come recita il volantino del programma distribuito dalla stessa Associazione a titolo dell’“Incontro” previsto per la seconda serata.

Cleto, 20/08/2012                                                                 Franco Pedatella

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