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Archive for aprile 2012

Il brano è stato ispirato dalle notizie relative a fatti di corruzione che hanno coinvolto la Giunta Regionale della Lombardia ed il suo presidente, Roberto Formigoni.

 

O Milanesi, Milanesi miei,

che contro il Barbarossa siete accorsi

e in fitta schiera in tanti vi stringeste

intorno ad Alberto da Giussano,

 

ma quello vero, cui ‘l Comun fu a cuore;

che nelle vie levaste barricate

per cinque giorni all’Austro invasore

e al mio paese, Aiello di Calabria,

 

pronti accorreste quando il terremoto

le poderose dalle fondamenta

mura divelse e il pianto a madri e spose

d’occhi strappò in risposta ai lamenti

 

che uscivano pietosi da macerie;

non più scegliete a governare il regno

chi come il Nazareno si presenta

in motti e gesti, ma il pensier gli vola

 

a dispendiosi viaggi alle Maldive

al pari di un comune vacanziero

o villeggiante che la voglia prende

di festeggiar, malgrado tutto intorno

 

cresca chi astretto è a tendere la mano

ed ei no ‘l guarda, d’altro attratto e intento

al godimento pronto del momento,

che ignora chi n’è privo ed ha bisogno!

 

Così non fece mai il Nazareno,

che accorse  dove si chiedéa di lui,

ovunque per portare il suo soccorso.

Perciò vogliate eleggere in futuro

 

a governar la vostra bella terra

chi veste il saio e il piè gli punge il rovo

e del dolor che prova non si cura,

perch’altri al mondo soffre e niun l’ascolta.

 

Cleto, 19 aprile 2012              Franco Pedatella

 

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Il brano è stato ispirato dalla dolorosa notizia che mio cugino Pino Grandinetti è venuto a mancare all’affetto di noi cari, piegato da un male inesorabile contro cui ha lottato tenacemente ma inutilmente. Subito, come in un flashback, ho rivissuto gli anni della nostra infanzia trascorsa insieme, le difficoltà che ci hanno accomunati, la sua partenza per Roma, i suoi studi e la sua carriera professionale. Su tutto, dominante, ha campeggiato nei miei ricordi la figura della madre, zia Gilda, onnipresente ed instancabile, eroina di una vicenda personale nella quale s’è fatta carico da sola di questo figlio, alle cui cure si è dedicata completamente e per tutta la vita, essendo il marito lontano.

Quivi si chiude la vicenda umana

di Pino Grandinetti, mio cugino,

figlio di donna di virtù speciale.

A lui le dita dell’Aurora il sole

 

tese e le guance tinse bianco-rosa.

La madre nulla a lui fece mancare,

non cibo, non vestiti né istruzione,

anzi d’ammirazion ne fece il segno

 

cui forse con invidia alcun guardava

nelle difficoltà del dopoguerra.

Ma questo non scalfì l’animo sano,

ché generosa l’indole natìa

 

gli era, e mai discese in basso loco,

ma sempre in alto l’occhio fiso affisse

per collocarsi là ov’ aere è puro,

lungi anni-luce da miserie umane.

 

Qual fior reclina il capo in verde campo,

anch’ei, da mal nascosto or vinto, il guardo

piega e in pensier teneramente abbraccia

gli amori che in sua vita ebbe compagni;

 

e poi sen va pe’ inesplorati calli

ove il rumor mondano è solo un eco

di fiume in piena, che straripa e perde

la foce ov’ acqua giace e poi risorge,

 

per ritornar di nuovo a pura fonte,

donde di vita il ciclo ricomincia

e mai si ferma il corso alla speranza

che il tutto torni al tutto, ugual e eterno.

 

Aiello Calabro, 18 aprile 2012              Franco Pedatella

Blog: francopedatella.com

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