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Archive for luglio 2011

(Il testo è nato da una riflessione sulla situazione economica e politica attuale, accompagnata dalla rimembranza di una vignetta apparsa su un numero de La Domenica del Corriere risalente, credo, al periodo a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, recante la scena dell’opera di demolizione della nave Italia da parte dei governanti del tempo)

Chi è quest’imbroglion che s’appresenta
e dice d’esser Cesare romano,
mimando gli atti che son gesti vuoti
perché di quel non ha tempra geniale?

Poi quando tenta d’apparir gioviale
con riso che apparir vuole leale,
gli leggi in viso il dolo tracotante
dell’arricchito che vuol far possente.

Oh Italia, quale mai destino avesti:
di un tal mariuol subire le perverse
voglie che a fondo portano tue sponde

quali di nave spinta in gran tempesta,
cui manca il timonier, mentre la ciurma
priva di senno le assi taglia e spezza

e c’è chi mette in tasca il chiodo e il pezzo,
credendo d’arricchir sua prole o borsa,
e invece appesantisce anche le vesti,
quando entrerà tra le fessure il fiotto!

Franco Pedatella

Cleto, 30 luglio 2011

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Tu, operaio

(Testo scritto dopo l’accordo tra Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, decisamente contestato e rifiutato dalla Fiom, che ne denuncia gli elementi di arretramento rispetto a diritti già acquisiti dai lavoratori, tra cui quello della libertà di sciopero, e ne chiede la firma solo dopo apposita consultazione dei lavoratori)

Tu, operaio del duemila e undici,
sei solo a vender te merce a ribasso,
la dignità, il diritto tuo al lavoro,
persin la libertà del tuo pensare.

Resister devi ancora all’invasore
che importi vuol la legge del profitto
ch’egli persegue a suon di norme e botte,
di cui tu sei paziente oggetto e zitto.

Povero te, se ancor rimani solo
nel mondo ove dicon ch’è il mercato
a dettar legge della concorrenza
e dare il costo a merci ed al lavoro!

Oh, Dio, mi chiedo, che demonio mai
sarà questo ciclopico impostore,
che con sol occhio ma con cento braccia
a molti toglie e a pochi tutto dona

ed entra nelle case e scempia e fura
e dell’intimità pur s’impadrona?
Ma che demonio! Che Ciclope incolto!
Son loro, sono i Grandi della Terra

che proni al pro di multinazionali
s’ascondon vili ai popoli elettori,
deliberan nel buio d’aule amorfe
e pescano famelici nel torbido.

Son loro il Mercato della Terra,
che in mano han degli uomini il destino
trattandoli da schiavi al pòter proni,
silenti esecutori d’altrui voglie.

Per contrastare questo ignobil piano
che uniti tien padroni e padroncini
ed alla corte loro i governanti,
non rimanere solo, operaio!

Parla alla gente, di’ che tua battaglia
è lotta che accomuna chi lavora,
chi mangia, chi consuma, chi respira,
chiunque con mano opra od intelletto!

Chiama a raccolta in campo i padri, i figli,
le donne e guida all’urto estremo tutti,
per toglier le catene agli sfruttati
e fare l’uom davvero cittadino!

Novello Ulisse accecherai quell’occhio
e nuovo Eracle delle cento braccia
farai un sol nodo e il mostro appenderai
a quella forca ch’era a te parata.

Allor sarà bandita del più forte
la legge che ora domina la vita
di masse enormi oppresse che faticano
nei campi, al mare, in fabbrica e in montagna.

La lotta tua bandiera sventolante
al sol sarà, foriero d’uguaglianza
in dignità, diritti e libertà
della parola, di pensiero e d’atti.

Franco Pedatella

Roma, 30 giugno 2011

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